Storia

Il Monastero di Santa Croce del Corvo è un luogo intriso di storia e leggenda, che sorge nel comune di Ameglia (SP), sul pendio estremo del promontorio Caprione, con veduta sulla foce del fiume Magra.

Viene fondato il 2 febbraio 1176 per volontà del Vescovo di Luni, Pipino, che aveva dato in dono “32 giove di terra” ad un monaco, si pensa benedettino, per costruire un monastero dedicato alla Santa Croce e al Beatissimo Nicodemo.

Questa prima fondazione, tuttavia, non prospera, e dopo soli dieci anni le sue condizioni sono tali che il nuovo Vescovo, Pietro, sceglie di sottoporre il monastero all’abbazia di San Michele in Orticaria (Pisa), e quindi a un ramo dell’ordine benedettino di osservanza pulsanese (dal monastero fondato a Pulsano, FG, nel 1130), sancendo il passaggio il 12 novembre 1186.

Diviso nell’obbedienza tra la diocesi di Luni e la casa madre di Pisa, conteso per la sua importanza strategica tra la Repubblica di Pisa, la città di Luni e la Repubblica di Genova, il Monastero si affaccia su due secoli di lotte. Nel 1286, il vescovo Enrico fa edificare una torretta di avvistamento, con lo scopo di difendere il Monastero sia dagli attacchi via terra, sia da quelli via mare, portati dalla Repubblica di Genova.

Sempre al periodo medievale vanno ascritte l’origine del maestoso Crocifisso ligneo tunicato (XI-XII sec.) che dà il nome di “Santa Croce” al luogo e la tradizione che narra il passaggio di Dante presso il Monastero (XIV sec.).

Con il protrarsi delle lotte lungo il XIV secolo, con le forze ormai ridotte al minimo, la comunità decide di abbandonare il sito, in una data stimata attorno alla metà del ‘300. Con l’abbandono del Monastero la struttura, già precaria, cade in totale rovina e il Crocifisso viene portato a Sarzana.

Seguono secoli di oblio, finché, nel XVII secolo, la chiesa sarzanese sceglie di conservare ciò che resta del monastero, costruendo sul sito dell’abside dell’antica chiesa una cappelletta ove riportare il grande Crocifisso ligneo che da qui proveniva.

In quella stessa occasione nel transetto laterale dell’edificio viene ricavato un alloggiamento per i sacerdoti eremiti che, nel corso del ‘600 e ‘700, mantengono in vita la devozione al Crocifisso.

Con le successive soppressioni anticlericali ottocentesche, il Monastero viene prima acquisito dal demanio e, successivamente, acquistato dal magnate del marmo Carlo Andrea Fabbricotti, che inizialmente riadatta e modifica per abitarvi l’edificio presso la cappella del Crocifisso, e poi edifica il suo palazzo privato, terminato nel 1898, dalle fattezze di castello in stile neogotico. L’ampio parco comprende il nuovo palazzo e le rovine del Monastero.

Nel 1935 le condizioni economiche della famiglia Fabbricotti versano in gravi difficoltà e tutta la loro proprietà, inclusa la tenuta del Monastero, viene ceduta al Banco dei Monte dei Paschi di Siena.

Altre vicende storiche più recenti segnano questo luogo, divenuto comando tedesco durante la seconda guerra mondiale, e quindi esposto ai saccheggi e alle spogliazioni, oltre alla devastazione della guerra. Con l’estinguersi del secondo conflitto mondiale, il sito cade nuovamente in abbandono.

Una nuova e più fortunata sorte arriva con il 1952, quando il Cardinale Anastasio Ballestrero, allora Superiore provinciale dei Carmelitani della Liguria, acquista la proprietà per farne un centro di spiritualità e accoglienza.

Da allora il Monastero Santa Croce, gestito dai Padri Carmelitani Scalzi, offre accoglienza e riposo a tutti coloro che sono alla ricerca di un’oasi di pace per il corpo e per lo spirito.